Archivio mensile:agosto 2016

NIKI APRILE GATTI E LA LETTERA A DAVID ODDONE

niki e Na

“Proverai la tremenda ansia di non essere abbastanza. L’amore ci rende fragili”. (Marquez) 

Gent.mo Sig.

David Oddone  C/o La Tribuna Sammarinese

San Marino

Caro David,

è da un pò di tempo che non ci sentiamo e ti starai sicuramente chiedendo perchè ti scrivo, non ho una risposta, so solo che sono diversi giorni che ci penso, vorrei provare a ricostruire, a tirare fuori un pò della rabbia che ho dentro.

La storia di Niki non è una storia semplice che puoi sintetizzare all’odiosa (sempre presente) domanda: come va?

Avresti mille cose da rispondere per finire sempre invece,con la stessa banale, superficiale, laconica…”non c’è bisogno che ti spieghi”…e leggere sempre nei loro occhi:”Come puoi continuare a vivere, come puoi continuare a lavorare, ad essere qui?”

Non sanno David che quella che vedono non è la persona che conoscono, non sanno che lotta continua e costante si debba fare per esserci ancora, ogni istante! L’assenza di Niki è una presenza costante nella mia vita. In questi anni sto cavalcando la tigre interiore più feroce, quella del dolore.

E’ facile per tutti entrare nella vita degli altri e con pochi minuti decretare le colpe, il vero, il falso, tacciarti di superficialità per non aver visto il pericolo, …di non essere stata prudente…poi rientrare nella propria casa e sentirsi nel giusto.

Quanto sono lontani dalla Verità che tu ed io abbiamo e continuiamo a rincorrere!

Ci siamo sentiti per e-mail un anno fa circa, promettendoti novità, non ne ho avute.In questi anni ho conosciuto davvero l’efferatezza “umana”.Un anno fa l’ennesimo episodio, forse solo una tentata truffa o…forse no, hanno cercato di farmi credere di avere dei documenti dei Servizi (di esserci collegati) con i quali si riusciva a provare l’omicidio, sono riuscita a sventarla. No, non ho denunciato, per farlo devi credere nella giustizia ed io non ripongo più alcuna fiducia in essa, o in chi vi si riconosce.

Per questo motivo poi, non ti ho più ricontattato, perchè ogni volta, pur non volendo più credere a nessuno, si riaccende in me la speranza mista all’incredulità, all’impotenza, al dolore della delusione.

In questi otto interminabili anni ho conosciuto tutti i volti della ferocia, morirò con i miei perchè intatti o …forse NO!

Perchè il destino (che nel mio caso ha nomi e cognomi) ha scelto proprio Niki? Certo Niki era quello che “voleva parlare” e non si doveva,diversamente come avrebbero  potuto tutti i protagonisti, subito dopo liberi, tornare alla propria quotidianità indisturbati?

E ancora, come poteva, CHI doveva prendere il posto e il “tutto” agire indisturbato? Si dice che per trovare il colpevole si deve andare a vedere chi ne trae i benefici, (non era difficile…)ma nella storia di Niki, sin dall’inizio, la volontà generalizzata è stata quella di occultare, depistare…come se nell’immediatezza degli arresti ci fosse stato un contrordine che bloccasse tutto e tutti, ma questa è solo la mia sensazione! Se solo Niki non avesse reso la sua dichiarazione collaborativa, se solo …ora sarebbe qui, avrebbe avuto la sua Vita, invece…

Sembra paradossale a guardare il tutto, assurdo che anche solo una persona abbia potuto credere alla “loro” versione.

Suicidio con stringhe di jeans fatte da lui stesso, dopo l’ora d’aria.ANZI NO senza stringhe…ANZI NO senza ora d’aria.

Il medico che fece l’autopsia subito mi disse:”Signora ha una striscia di 5 centimetri al collo, lasciata dalla stringa di jeans”. ANZI NO, un sottilissimo segno di un laccio…disse di aver sbagliato suicidio…!

Non lasciano i lacci in un carcere di massima sicurezza, tolgono anche le cinte agli accappatoi e i lacci alle felpe, ANZI NO  a Niki li hanno lasciati…

I computers, nel caso di una ipotesi di truffa informatica vengono sequestrati, ANZI NO  quelli di Niki sono stati lasciati a disposizione dei ladri.

Il primo ingresso in carcere per chi è alla prima detenzione, deve essere “morbido” con contatto con la Famiglia(secondo apposita circolare), ANZI NO  Niki è stato portato nel carcere di Sollicciano, uno dei più duri d’Europa, e ANZI NO  senza alcun contatto con la famiglia (dell’arresto sono venuta a saperlo da altri) e ANZI NO la Famiglia lo sapeva in un carcere ed in realtà era in un altro.

Grande inchiesta con rilevanza nazionale, quindi la morte di un ragazzo incensurato l’avrebbero verificata a fondo, ANZI NO non si è sentito più parlare di questa inchiesta nè tantomeno della morte di Niki.

La casa dell’arrestato va sequestrata o comunque tutelata, ANZI NO si ritrova completamente svaligiata, “pulita” di ogni suo bene, neanche gli slip e i calzini si ritroveranno, con l’aiuto anche di chi oggi, pretenderebbe restituzione di “fantasiose somme” da parte di Niki, di cui noi non possiamo provare nulla avendo tutto loro nelle proprie mani!

In isolamento non si può ricevere nulla e vedere nessuno, ANZI NO a Niki hanno dato un telegramma  nel quale gli si intimava di cambiare Avvocato.

Eravamo nel tempo della seconda archiviazione quando fu lasciato un messaggio anonimo sul blog che mi parve un miracolo e diceva:“Io so molto di più dell’omicidio/suicidio di Niki ma poichè sono coinvolto non posso parlare”, pensai che avrebbero subito accertato l’identità, portai tutto a Firenze al Magistrato che aveva la pratica per l’archiviazione …ANZI NO mi fu risposto che …”dato l’anonimato non si può risalire all’identità”…

Gli amici, colleghi, ex fidanzate, si stringono alla famiglia nel dolore, ANZI NO tutti fuggiti.

Solitamente in certe inchieste vengono ascoltati anche i familiari,ANZI NO non hanno voluto ascoltare nessuno.

Se un indagato dichiara di voler collaborare, i Magistrati lo tutelano, ANZI NO Niki viene messo nelle celle insieme agli altri…

Certe grandi inchieste sono studiate nei minimi dettagli, ANZI NO, la Procura di Firenze non era competente e dopo 7 anni tutto viene spostato ad Arezzo  con il “rischio” della prescrizione…

Niki era un ragazzo pieno di Vita e di Sogni,non era mai entrato in un carcere neanche in visita, mai avuto problemi con la giustizia, tutti dicevano che  non si sarebbe mai tolto la vita, sicuramente con le opposizioni alle archiviazioni avrebbero indagato a fondo, ANZI NO si archivia senza approfondimento alcuno!

Avrei tanti altri “ANZI NO” da dettagliare, perchè la storia di Niki ne è costellata,   ma un’ultima cosa cosa voglio dirtela, Niki non meritava tutto questo, nè da parte del tuo Stato che adorava, nè dal mio! Il minimo che entrambi, dopo, avrebbero potuto fare, era ristabilire la Verità, e se vogliono, ancora possono….

Da solo il dolore non uccide, ne sarei già morta.

Non so se sai quanto sia stata importante per me la nostra amicizia, ANZI SI certo che lo sai!

Grazie per avermi letta

Ornella (la mamma di Niki)

…”Mostrami la prigione,mostrami il carcere, mostrami il detenuto la cui vita è andata male, ed io ti mostrerò,ragazzo mio,mille ragioni per cui è solo un caso se al suo posto non ci siamo noi.” Phil Ochs

TRIBUNA

ll Carissimo giornalista David Oddone risponde alla mia lettera e pubblica tutto!

Oggi 23 Agosto sulla Tribuna Sammarinese:

Cara Ornella,
Ho deciso di pubblicare la tua lettera aperta (che hai già postato sul blog http://nikiaprilegatti.com/) e di risponderti pubblicamente, nella speranza che questa piccola goccia del mare possa servire a qualcosa. No, non starò qui a rincuorarti, a chiederti di voltare pagina o andare avanti. Né proverò a implorarti di vivere la tua vita per il fratello di Niki. Io non posso comprendere il dolore che provi, ma ti conosco e conosco la storia di tuo figlio perché la ho studiata nei minimi dettagli. Ho provato a cercare la verità e ho toccato con mano il menefreghismo dilagante rispetto a un ragazzo che per l’universo mondo non era nessuno: non era famoso, né ricco, né aveva agganci con quelli che contano. Era un numero per qualcuno e si pensava forse che la sua morte non avrebbe fatto rumore. Neanche io credo agli eventi così come ci li hanno raccontati. Nella tua lettera c’è un frase che mi ha molto colpito e turbato, allo stesso tempo: “E’ facile per tutti entrare nella vita degli altri e con pochi minuti decretare le colpe…”. Credo che tu abbia perfettamente ragione. Ci sono giornalisti, magistrati, comuni cittadini, che pensano di conoscerci, che hanno l’ardire di giudicarci, di condannarci, con troppa fretta e superficialità. Per loro siamo solo una “notizia”, uno dei tanti processi o un argomento da bar. Tuttavia dietro quelle notizie, quel numero di procedimento o di quegli apprezzamenti o commenti su Facebook, postati magari fra un boccone e l’altro o dopo un bagno al mare, ci sono delle persone, delle famiglie, dei sentimenti, del dolore. Pensano che bastino pochi minuti per sapere chi siamo. Non tutti per fortuna sono così. C’è chi ha dato la sua vita, il suo tempo, tutto se stesso per la Verità. Se non continuassi a credere nell’intima bontà dell’uomo, non potrei neppure io andare avanti. Se non pensassi che ci sono anche tanti giornalisti o giudici capaci e bravi, oggi non sarei qui a risponderti. In questi anni ho visto numerose lacrime, come nel tuo caso. Ma anche tanti sorrisi: quando anche grazie al mio lavoro due gemellini divisi hanno potuto riabbracciarsi, le tante inchieste che hanno portato a smantellare organizzazioni criminali… grazie a Dio posso citare tantissimi esempi. In alcuni casi però da soli non abbiamo la forza di portare avanti le nostre battaglie. Come dici tu, ci sono tanti, “se” o “ma” o “anzi no” che mettono a dura prova la nostra tenacia. Tu Ornella non hai mai mollato. Se io fossi tuo figlio, sarei orgoglioso di una madre come te. So che non ti fermerai mai. So anche che se qualcuno di chiedesse di fermarti, di pensare a te stessa e a chi è rimasto, sprecherebbe solo del fiato e probabilmente ti causerebbe ancora più dolore di quello che già provi. Nietzsche diceva che la speranza è il peggiore dei mali, poiché allunga i tormenti degli uomini. Ammetto che in alcuni momenti bui della mia vita ho pensato che non valesse la pena di continuare a combattere, proprio perché mi sembrava solo di prolungare inutilmente l’agonia. Per questo da me non sentirai parole scontate o banali, quali possono essere “continua a combattere” o “vedrai che alla fine avrei giustizia”. Tutti sanno dare consigli al dolore che non provano. Eppure Ornella, come ben sai, la morte e la sofferenza fanno parte della vita. Tutti noi stiamo male, tutti noi siamo chiamati a delle sfide, per quanto per una madre non vi è sfida più grande di quella che hai dovuto affrontare tu. E allora come uscirne? Io una risposta non ce l’ho. Per quanto mi riguarda ho sempre trovato la forza in me stesso. Mi sono sempre detto che mollando l’avrei data vinta ai miei detrattori. E non c’è cosa che io detesti di più di una sconfitta. Io so perché mi hai scritto: per provare ad aggrapparti nuovamente a qualcuno, nella speranza che riaccendere i fari sul caso di Niki possa portare ad una svolta inaspettata, a mischiare gli eventi, a scrivere un altro finale ad una storia chiusa da tutti troppo presto. Non so se sarà così. Ma quello che so Ornella è che entrambi trovandoci di fronte a due strade, una che va su e una che scende, sceglieremmo la prima, perché nulla è scontato nella vita e solo le sfide ci tengono vivi. Di certo noi non molliamo mai.
Ti bacio,
David

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